storia vera Gaia C. ed Elisa V. raccolta da Cristina Veronese
Elisa
Fa male, troppo male. Non riesco a lasciare Alice; così senza neanche salutarla una seconda volta. Con Gaia ho fatto più volte le prove di questo momento, ma fa male ugualmente. Devo concentrarmi sul lavoro, respiro forte, ecco ora va meglio. Questi ultimi mesi durante la gravidanza e dopo il parto sono stati incredibili e faticosi, sono riuscita a gestire l’ufficio da casa, ma se non rientro e riprendo le redini, il mio posto da direttrice è in pericolo. Gli influencer che rappresento come agente sono influenzabili e per uno sponsor o un regalo in più questi divi del web sono pronti a passare alla concorrenza. Controllo le telecamere di casa: eccolo il mio piccolo sole! Gaia le sta grattando i piedi e Alice ride di gusto. Quanto è diversa questa donna da me. Forse è per questo che l’ho scelta: perché non voglio che Alice la confonda con me. Sono davanti all’agenzia, preparatevi: il capo è di ritorno. Tutto il personale dell’agenzia mi accoglie con gioia urlando in coro: «Bentornata».
Ringrazio uno per uno tutti per il lavoro svolto mentre io non ero con loro e li esorto a continuare con più entusiasmo, proprio come farò io. Tra i miei dipendenti c’è anche lui. Mi ha salutata come se non mi vedesse da un secolo, invece ieri sera eravamo sul divano a fare i genitori.
Sì, proprio lui è il padre di Alice. Mentre preparo il programma della settimana e suddivido gli incarichi, arrivo alla sua scheda e penso al nostro primo bacio, quello che mi ha cambiato la vita. È accaduto durante un viaggio in Sicilia, un anno e mezzo fa. Il maggiore sponsor dell’agenzia mi aveva invitato per l’evento pubblicitario dell’estate e lui, il più qualificato e anche il più brillante dell’ufficio, mi era sembrato adatto ad accompagnarmi. Ogni cosa era al posto giusto: l’antico palazzo che era stato il set cinematografico di una nota serie televisiva, il mare, il profumo dei cedri, i nostri abiti eleganti, i contratti vantaggiosi conclusi con nuovi clienti furono le premesse alla passione che scoppiò la sera stessa nella camera numero 5, quella con la vista sulla spiaggia di sabbia vulcanica nera. Mentre lui mi baciava mi sembrava di essere felice. Poche settimane dopo mi accorsi della nuova vita che portavo in grembo. Una nuova vita che stava per iniziare anche per me, ma non per lui, impegnato da anni con un’altra donna che non voleva assolutamente ferire e della quale non volli sapere nulla. Da allora ci incontriamo clandestinamente, senza rumore e senza promesse. «Alice?» mi chiede lui mentre si appoggia sulla mia scrivania. Avrei preferito un: “Come ti senti?”, visto che sono io quella che si spreme i seni con il tiralatte prima di partire al lavoro e che sta soffrendo per aver lasciato il suo bene più prezioso a casa con un’estranea.
«Guarda tu stesso», e gli porgo il telefono con le immagini della telecamera di casa.
Lui sorride, vedo nei suoi occhi un lampo. «È una meraviglia, assomiglia ogni giorno di più a te». I suoi occhi mi stanno divorando di desiderio, come solo lui sa fare. Forse prima ho interpretato male il suo sguardo. La verità è che ce l’ho con lui. Anche se sono stata io a dirgli di voler crescere da sola nostra figlia, ora non sono sicura di riuscirci, perché vorrei essere contemporaneamente qui e a casa con lei.
Gaia
Mi piace occuparmi di Alice. Osservo la bimba che adagio nella sdraietta a dondolo: è un amore. La piccola è sempre sorridente, ha la pelle chiara della mamma e gli occhi scuri del padre. Almeno così mi ha detto sua madre il giorno in cui mi ha assunta. Sono stata scelta dopo una lunghissima selezione. Non si tratta di un impiego come i precedenti; sento in maniera inspiegabile che questo lavoro mi cambierà la vita. Durante la prova ho dovuto dimostrare di essere la migliore tra le otto baby sitter super qualificate che l’agenzia del lavoro aveva selezionato e ce l’ho messa tutta. Ho provato sin da subito affetto nei confronti della neonata e penso sia stato questo il motivo per il quale ho ottenuto il posto, oltre all’incoraggiamento a casa di mio marito che sembra essere più felice di me per questo nuovo lavoro. Il padre di Alice non l’ho ancora visto, ha convalidato la mia candidatura dopo aver visionato il video colloquio che la madre aveva registrato. La donna ne parla raramente; l’uomo è come una presenza fantasma in questa casa, non vi sono indizi della sua presenza fisica. Guardo gli occhi di Alice, mi sembra di conoscerli da sempre. Sospiro: avrei voluto tanto essere mamma, ma il destino non me lo ha permesso: non posso avere figli. Dopo cinque anni di frustrazioni e sensi di colpa nei confronti di mio marito che desidera essere padre più di ogni cosa al mondo, ho deciso allora di intraprendere la formazione di assistente d’infanzia ed eccomi qui a 34 anni ad allevare figli non miei e cercare così di alleviare in parte il mio dolore, ma non il suo.
Elisa
Perché mi sento in colpa per essere tornata al lavoro? Essere l’amministratrice di un’impresa prevalentemente maschile è estremamente impegnativo; io la gavetta l’ho fatta tutta e a lungo. Ho rinunciato a troppe cose per il lavoro, sino ad ora, sino ad Alice. Non mi sono mai sposata e a 45 anni scopro la gioia di diventare mamma per la prima volta. Ho mille dubbi: sono grande di età, senza il mio lavoro non mi sento realizzata, sarò in grado di fare tutte le rinunce necessarie, di prendere le buone decisioni, sarò una buona madre?
Guardo Massimo nell’ufficio adiacente al mio, solo una vetrata trasparente ci separa: come è sereno, lui. Ride e scherza con i colleghi, da quando è diventato padre è ancora più sicuro di sé, non che ne avesse bisogno prima, ma ora lo trovo completamente appagato e padrone della scomoda situazione nella quale ci troviamo sul posto di lavoro. A dire la verità mi è stato vicino durante la gravidanza, anche se il giorno del parto era all’estero per lavoro, al mio posto. Si è occupato inoltre di trovare la migliore agenzia di baby sitter sulla piazza e ha visionato con me tutti i profili. Anche lui ha trovato Gaia perfetta. Ieri sera io lui e Alice sembravamo una famiglia, ora lo guardo e vedo solo un ambizioso trentenne che vuole fare carriera. Era entrato nella mia vita come un arcobaleno, ora i colori me li dà mia figlia, forse non ho più bisogno di lui.
Gaia
Mi piace molto lavorare per Elisa, come mi ha chiesto di chiamarla. È una donna risoluta, indipendente e mi sorprendo spesso a osservarla con ammirazione. Quando sono in anticipo, quasi ogni giorno, mi prepara un cappuccino e facciamo colazione assieme. Ormai ci diamo del tu e mi piace questo momento di quotidianità tra noi due. Ultimamente Elisa esce spesso per cene ed eventi di lavoro, quindi mi occupo di Alice anche di sera. Mio marito, che all’inizio aveva tanto insistito affinché mi iscrivessi nella migliore agenzia di assistenti d’infanzia della città per trovare un posto simile, comincia a essere stanco di stare solo a casa e me lo fa notare sempre più spesso, facendomi sentire in colpa. Anche lui si sta concentrando maggiormente sul lavoro e ottenere una promozione per non essere più agli ordini della “tiranna”, come chiama lui la sua direttrice. Adoro trascorrere del tempo con Alice, mi sembra di stare meglio qui con lei che a casa con Max.
Elisa
Esco spesso con lui la sera. In questo periodo è molto più libero di prima, non vorrei illudermi, ma forse vuole strutturare la nostra relazione. Se passa più tempo con me che con l’altra, un motivo ci sarà. Non parliamo mai di questo, ci amiamo e basta. Pensandoci bene devo ammettere che la mia vita adesso non mi sembra così male. Vado in ufficio solo al mattino, lavoro in smart working il pomeriggio e mi godo la mia splendida figlia. Gaia è un sostegno prezioso, discreta e rassicurante è diventata parte integrante della mia nuova vita. Ridiamo spesso assieme per le smorfie e le facce buffe che fa Alice. Siamo due donne completamente diverse, eppure sembra che ci sia qualcosa che ci lega profondamente.
Gaia
È la peggiore giornata della mia vita. Elisa era in ritardo al lavoro perché Alice non smetteva di piangere e lei non voleva lasciarla in quello stato senza capirne la causa. Quando il suo telefono appoggiato sul ripiano della cucina si è messo a squillare e una foto è apparsa sullo schermo, tremando le ho sussurrato: «Perché mio marito ti sta chiamando?». Silenzio improvviso, anche da parte di Alice.
Elisa ha capito subito tutto: «Massimo è il padre di Alice» mi ha risposto. Era talmente bianca che pensavo svenisse. A me mancava il fiato. Siamo rimaste senza parole per non so quanti minuti a fissare il display del telefonino che si spegneva. La foto di Max era scomparsa, ora dovevo far scomparire lui dalla mia vita.
Elisa
Non ho dormito la notte scorsa, come potevo farlo dopo aver scoperto il subdolo inganno di Massimo? Questa mattina ho dovuto mettere una doppia dose di correttore per coprire le occhiaie ed eccomi qui in agenzia come se niente fosse. So fingere bene, ma dentro di me il dolore, la delusione e la voglia di vendetta mi stanno divorando. Eccolo che varca la porta del mio ufficio con la sua solita aria spavalda.
«Questa sera cenetta romantica?» mi domanda ad alta voce, chiudendo la porta molto lentamente. Mi sorge un nuovo dubbio: magari spera che i colleghi abbiano sentito l’invito e che sospettino della nostra relazione.
Che ingenua che sono: sicuramente se n’è già vantato e si è fatto alle mie spalle due risate con i colleghi maschi… Lo odio. Devo restare calma: non posso agitarmi proprio ora, voglio godermi questo momento. Vederlo così intraprendente mi rassicura sul fatto che Gaia, secondo gli accordi, non gli abbia detto nulla. Rispondo sorridendo: «No, niente cena Massimo, voglio stare con mia figlia questa sera e anche tutte le sere future. A proposito, per il riconoscimento: ho chiesto all’avvocato di interrompere la pratica. Non voglio più che tu riconosca Alice». Stoccata numero uno.
Massimo mi guarda, la sua mascella trema: «In che senso, non vuoi più? Io sono il padre, non mi fare questo». Il piccolo uomo di un metro e 90 è trasfigurato, vedo l’ira nei suoi occhi, gli stessi che un tempo amavo. Non devo pensarci. Proseguo senza esitazioni: «Ti avevo convocato per un altro motivo: il consiglio amministrativo dell’agenzia mi obbliga a ridurre il personale, non ti preoccupare: avrai un’ottima buonuscita. Se non accetti sarai trasferito in una succursale lontana, lontana… Hong Kong mi sembra di aver capito».
Stoccata numero due.
Massimo si lascia cadere sulla poltrona, quella dove ci siamo baciati appassionatamente tante volte quando eravamo soli. Sembra un fantasma, non riesce a parlare, mi guarda e respira velocemente. Proseguo senza pietà: «Ho già firmato l’accordo di licenziamento, lo trovi nel primo cassetto della tua scrivania. Scusami ma ora ho da fare».
Mi chino sulla tastiera del computer e inizio a rispondere alle mail. Sento la porta del mio ufficio chiudersi. Attraverso i vetri vedo solo le sue spalle, non sono spalle spavalde; sono spalle rassegnate.
Gaia
Ieri sono rientrata a casa senza neanche rendermene conto, devo aver preso l’autobus numero 2, credo, prendo sempre quello sino alla fermata del supermercato, quello vicino a casa. Ieri la spesa non l’ho fatta, ho lasciato sul tavolo per Max una scatoletta di tonno e sono andata a letto. Elisa mi ha detto di non preoccuparmi, di non dirgli nulla per il momento, di fingermi malata. Così ho fatto. Mi sento umiliata e non riesco nemmeno più a piangere. Sprofondo nella mia tristezza e attendo domani. Mentre lui sarà al lavoro preparerò le mie cose e i vestiti. Elisa ha già programmato l’intervento di un traslocatore, mi trasferisco nella sua casa al mare. Non sarò molto distante da lei e potrò continuare a occuparmi di Alice. Chissà cosa proverà Max al suo rientro non trovandomi più a casa e leggendo il mio biglietto con il numero dell’avvocato da contattare per il divorzio: spero possa soffrire quanto lui sta facendo soffrire me. Ma so già che questo è impossibile. Lui vuole bene solo a se stesso.
Elisa
Ho imparato sin da piccola a essere ottimista e a cercare le cose belle ovunque. Non mi importa come e perché Alice sia arrivata a illuminarmi la vita: sono diventata la mamma di un piccolo sole e questo è tutto. Ho trovato anche una cara amica, Gaia, che mi aiuterà a crescere una bimba felice e serena. Non riuscivo più a stare in ufficio: ogni cosa mi ricordava Massimo. Ho dato le dimissioni e ho creato la mia agenzia. Ora lavoro per me stessa, spesso con mia figlia in braccio. Mi sembra di essere felice, anzi lo sono. L’unica cosa che ho perso è la fiducia negli uomini.
Elisa e Gaia
Lo stesso uomo ci ha usate per attuare un perverso piano col quale aveva previsto di punire entrambe: la moglie per non averlo reso padre e l’amante per essere un suo superiore al lavoro. Aveva fatto in modo che la moglie diventasse la bambinaia della figlia avuta con l’amante. Aveva cercato di far carriera a spese dell’amante. Lo stesso uomo che pensava di rovinarci la vita ha perso tutto. Massimo aveva una moglie, un’amante, un lavoro e una figlia. Ora non ha più nulla.●
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