Michela Quattrociocche: «Se guardo indietro mi dico brava»

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Dopo un esordio folgorante a 18 anni e alcuni successi, l’attrice è diventata mamma e si è dedicata alle figlie prendendo una lunga pausa dai set. Ora torna al cinema: con un ruolo che sembra fatto per lei

A 18 anni è diventata famosa con il ruolo iconico di Niki, la protagonista di Scusa ma ti chiamo amore, film del 2008 campione di incassi, tratto dall’omonimo libro di Federico Moccia, che ha firmato anche la regia. Dopo la maternità, ha rallentato con il lavoro. Ma adesso Michela Quattrociocche torna al cinema. E qui ci racconta tutto della sua vita felice, che trascorre tra set, figlie, amore e serate casalinghe.

Sei contenta di essere di nuovo nelle sale con L’ultima sfida, diretto da Antonio Silvestre?

«Tantissimo. Anche perché sono molto selettiva e aspettavo proprio un ruolo così».

Che effetto ti ha fatto tornare sul set?

«Mi sono sentita subito a casa, come se avessi smesso di recitare il giorno prima».

Con Gilles Rocca, Paola Iezzi, Giorgio Colangeli e tutto il cast com’è andata?

«Non conoscevo personalmente nessuno. Ma sono espansiva e faccio subito amicizia».

Il film è una storia di sogni infranti. A chi consigli di vederlo?

«Ai ragazzi che hanno un progetto. Agli adulti. A tutti. Nella pellicola sono la mamma di una giovane calciatrice che viene presa in giro per aver scelto questo sport. Il lato ironico è che mia figlia Aurora (14 anni) gioca davvero a pallone. È brava in tutti i ruoli. Sia lei sia sua sorella Diamante (10) frequentano la scuola americana».

È vero che tuo padre ha sempre sognato di vederti attrice?

«Sì, ma poi il suo sogno è diventato il mio. Papà era un dirigente Rai, perciò già da piccola ho potuto frequentare l’ambiente dello spettacolo. Eppure, non ho mai lavorato per la tivù. La mamma all’inizio non era d’accordo, temeva che i provini mi distogliessero dallo studio. Il primo l’ho sostenuto a 13 anni, per una fiction. È andato male, come molti altri dopo. Ho inanellato una serie di no, ma non mi avvilivo. Per me era un gioco, non ho mai avuto l’ansia da prestazione. Inoltre, mia mamma remava contro ed era contenta se non mi prendevano. Mentre vedevo altre madri più accanite delle figlie. La mia è stata un’infanzia stupenda e quei rifiuti mi hanno permesso di vivere un’adolescenza normale e felice. Poi però qualche sì è arrivato. Ho iniziato con i fotoromanzi, come molteattrici della mia generazione».

Nel frattempo è arrivato il cinema.

«Sì, il primo provino per Scusa ma ti chiamo amore l’ho fatto a 17 anni. Ne ho dovuti fare un’infinità prima di sentirmi dire di sì, ma io sono una sportiva, incasso bene. Sarò sempre grata a Federico Moccia per avermi dato questa opportunità. A 18 anni mi sono diplomata e mi sono ritrovata sul set! Per me è stato un onore essere stata scelta per un film che ha rappresentato la mia generazione. Poi ho fatto altri quattro film. Papà era felicissimo».

Diventare di colpo famosa, accanto a Raoul Bova, non ti ha stravolto la vita?

«No, perché avevo una famiglia solida alle spalle. Le mie amicizie sono ancora adesso quelle di quando ero ragazza. Ho radici saldissime che mi hanno protetta, tant’è che ho sempre condotto una vita normale. La priorità per me era, ed è tuttora, la famiglia».

Su quel set hai conosciuto Alberto Aquilani, il calciatore che sarebbe diventato tuo marito.

«Sì, era lì per caso».

Sei diventata mamma a 22 anni. Dopodiché, hai preso una lunga pausa dal lavoro. Perché?

«Cambiavamo città ogni anno. Alberto era spesso fuori casa. Non avevo la famiglia vicino. Perciò, ho deciso di fare la mamma a tempo pieno. Ero soddisfatta di quella vita, l’avevo scelta. Pensavo che poi avrei ricominciato senza problemi. Invece, non è stato così facile: erano emerse nuove attrici e ho faticato. Quando sono tornata a Roma, e le figlie ormai andavano a scuola, per un anno ho ripreso a studiare recitazione».

Aurora e Diamante hanno visto i tuoi film?

«Sì tutti. Ma per loro sono la mamma. E vedermi recitare le mette un pochino a disagio».

A chi devono i nomi che portano?

«A due canzoni che amo: Aurora di Eros Ramazzotti. E Diamante di Zucchero».

Se volessero seguire le tue orme saresti contenta?

«La grande vuole studiare Business & Management. Mentre la piccola ha un’anima più artistica. E se vorrà fare il mio mestiere la appoggerò. Sono una mamma severa, ma anche amica e giocherellona. Non transigo solo sugli orari e lo studio».

Nel 2021 ti sei separata da tuo marito, in modo sereno. Cosa serve per chiudere un matrimonio senza farsi del male?

«Il rispetto. E poi, ognuno deve saper rinunciare a qualcosa, per la serenità di tutti».

Ora sei fidanzata con Giovanni (Naldi, imprenditore alberghiero, ndr). È vero che vi siete conosciuti in palestra?

«Sembra banale, ma è andata così. Io faccio una vita semplice, non mondana, sono impegnata con le figlie e le serate le passo sul divano a guardare le serie tivù. Ci siamo incontrati in palestra ma per lungo tempo è stata solo un’amicizia, tanto che volevo presentarlo a un’amica single! Prima di farlo conoscere alle mie figlie ci ho messo due anni».

Cosa ti è piaciuto di lui?

«All’inizio la simpatia e l’ironia. Più avanti, ho scoperto che condividevamo principi e valori».

Senti ancora Federico Moccia?

«Sì. E l’ho invitato alla prima del mio film».

La cosa più bella che ti dicono? E tu cosa ti dici di bello?

«Mi dicono che emano serenità. E se mi guardo indietro, mi dico che sono stata brava».

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Intervista di M. G. Sozzi pubblicata su Confidenze n 14/2025

Foto di copertina: Andrea Ciccalè

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